sabato 7 agosto 2010

SAGGIO BREVE

23 gennaio 2010

Piccoli e grandi sogni di chi affrontò la vita a misura d'uomo:l'emigrante.

Quando si parla di emigrazione,in realtà si parla di persone in cerca di fortuna,che inseguono la speranza,in cerca di migliori condizioni di vita.
In passato chi emigrava,era gente povera,disperata,con una istruzione insufficiente,gente che si stabiliva nei sobborghi delle grandi città dove viveva in condizioni sociali,economiche e igieniche degradate e degradanti.
Dal 1876 a più di un secolo dopo,milioni e milioni di italiani,in gran parte meridionali lasciarono il loro paese e la loro famiglia,una folla grande come l'Italia si mosse per cercare "l'America" in ogni angolo del mondo.
"I contadini vanno in America,e rimangono quello che sono:molti vi si fermano e i loro figli diventano americani".Così scrive Carlo Levi nel suo testo:"Cristo si è fermato ad Eboli". Testo secondo me,di una saggezza straordinaria,egli racconta la realtà contadina del sud,arretrata e costretta a vivere in condizioni di miseria e di ignoranza,perchè quasi tutti i contadini non sapevano ne scrivere ne leggere.
Per quei contadini l'America era l'altro mondo,che aveva però una doppia natura.
Era terra dove si andava a lavorare,dove si sudava e si faticava,dove il poco denaro era risparmiato con mille stenti e privazioni,dove qualche volta si moriva e nessuno si ricordava,ma nello stesso tempo era il paradiso.
La voglia di migrare colpì un pò tutti,uomini e donne,grandi e piccini.
Affascinate dal "sogno America",intere popolazioni lasciarono i loro villaggi per affrontare la grande avventura. Gente che non si era mai allontanata da casa,affrontò gli oceani per raggiungere la terra sognata.
L'emigrazione per queste persone risultò in sostanza benefica,perchè alcuni di essi dopo qualche anno facevano ritorno in paese e acquistavano col denaro risparmiato un proprio campo e una propria casa.
Dal testo di E. Ciccotti: "il danaro faticosamente risparmiato dagli emigranti,certo una risorsa,ma in compenso quanti altri lati sfavorevoli".Secondo il pensiero di Ciccotti l'emigrazione andava salvaguardata a tutti i costi in quanto a essa non vi era alternativa. Ma egli si soffermava sia sugli aspetti negativi che su quelli positivi di essa. Aveva proprio ragione!Il risparmio degli emigranti nascondeva,infatti,anni di sacrifici,a volte di umiliazioni e di duro lavoro, svolto purtroppo lontano dagli affetti più cari. Ma nonostante tutto ciò,gli emigranti italiani,hanno saputo tenere alto il nome del paese natio,e con le loro scelte coraggiose hanno assicurato alla propria famiglia una vita dignitosa,grazie sempre alla loro tenace volontà di emergere,di progredire,di affrontare una vita a misura d'uomo.
L'Italia:tradizionale paese di emigrazione,è stata però interessata anche da un significativo movimento interno.
"Il fenomeno ha cominciato ad affacciarsi timidamente nella realtà italiana degli anni '60 e '70,ma solo nella prima metà degli anni '80,ha assunto una dimensione sociale pienamente visibile e socialmente rilevante".Scrive così M. Napoli,egli parla dell'Italia degli anni '80,ed è proprio in quegli anni che in realtà il ruolo dell'Italia nel sistema delle migrazioni internazionali muta profondamente,se prima era coinvolta solo marginalmente dal fenomeno immigrazione,ora ne è pienamente investita. La maggior parte degli stranieri proveniva dall'America del nord e dall'Europa,ma molti anche dalle Filippine(soprattutto donne),e dal Nord Africa.
Da allora," cresce la presenza degli immigrati regolari nel nostro Paese,arrivati nel 2006 a quota 3 milioni e 690 mila.." (Orazio la Rocca).
Sinceramente, credo che oggi non è affatto semplice comprendere quale sia dal punto di vista quantitativo la presenza straniera in Italia,soprattutto alla luce dei molti clandestini e lavoratori in nero.
Si dice spesso che l'immigrazione è una risorsa,ma non è per forza vero,lo è soltanto nel caso in cui il fenomeno è ben gestito,altrimenti è un problema.
L'Italia,infatti,è chiamata continuamente a farsi carico dei compiti di emergenza,a causa delle elevate quote di ingresso e della pressione migratoria anche irregolare,e nello stesso tempo deve concentrarsi sempre di più sull'integrazione della popolazione già insediata. I nuovi arrivati hanno,comunque,sempre bisogno di essere aiutati,per quanto riguarda le pratiche amministrat ive,l'orientamento,le traduzioni,l'assistenza,ecc..,ma aiutati a loro volta devono essere anche gli italiani,aiutati cioè a conoscere le specificità socio-culturali di queste persone, e quindi a rispettarle.
Credo che non basterebbero milioni e milioni di parole per parlare di questo "enorme" fenomeno che è l'emigrazione,ma di una cosa sono convinta, e cioè che soltanto la voce di poeti e scrittori,nonché giornalisti,è in grado di raccontarci cosa si nasconde dietro ogni partenza,Con i loro testi ci aiutano a non dimenticare la sofferenza di tutti coloro che furono costretti ad abbandonare il proprio Paese.
Interi scaffali di libri hanno esaminato e spiegato questo complesso fenomeno migratorio,analizzandone le cause vicine e remote,e con la loro descrizione letteraria,hanno raggiunto punte di estrema bellezza.

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